
“Mamma ho paura!”
COS’È LA PAURA?
La paura è un’emozione sana e utile che svolge primariamente una funzione di allarme e di difesa e che permette di affrontare una situazione pericolosa con prudenza, valutando il rischio che corriamo.
Se incontrassimo un leone per strada che cosa potremmo fare? Salutarlo o forse cercare di parlare con lui per chiedergli di non avvicinarsi a noi? NO! Scapperemo il più velocemente possibile per salvarci la pelle.
Ecco che allora la paura ci mette in allarme, ci protegge e in alcune situazioni, ci salva.
COME RICONOSCERE LA PAURA? QUANDO DIVENTA UN PROBLEMA PER IL BAMBINO?
La paura può essere visibile fisicamente (pallore del viso, tremori) oppure divenire più celata e nascosta. Il bambino diventa impaziente, irritabile, manifesta insonnia, enuresi notturna (pipì a letto), problematiche alimentari, chiede di dormire nel lettone con mamma e papà, non vuole stare da solo, piange nel momento in cui deve separarsi dai genitori (quando deve andare a scuola, dai nonni…). La paura quindi perde il suo valore protettivo e diventa limitante, impedisce al bambino di essere sereno e di vivere la sua vita, mettendo a rischio la sua quotidianità.
QUALI SONO LE PAURE NELLE DIVERSE FASI DI CRESCITA?
- Paure innate, presenti fin dalla nascita, perlopiù associate a cambiamenti fisiologici repentini e relative alla perdita dello stretto rapporto con i genitori (cambiamenti percepiti attraverso il tatto, l’olfatto, l’udito).
- Paure più prettamente legate alla crescita come la paura dell’estraneo (8/9 mesi): il bambino riconosce un volto familiare da uno sconosciuto e il suo istinto autoprotettivo lo spinge a mostrare diffidenza nei confronti dell’estraneo.
- Paura di separazione dai genitori: il bambino inizia a gattonare, poi a camminare, a correre, l’ingresso all’asilo e alla scuola primaria (…) sono momenti evolutivi dove il bambino si separa da mamma e papà (si presenta attorno ai 12/18 mesi e raggiunge il suo apice a 2/3 anni).
- Paura dei mostri, delle streghe, del temporale, del buio e talvolta dei pericoli fisici (3/4 anni).
- Paura di minacce alla propria incolumità come quella dei ladri, di essere rapiti, delle malattie (6/12 anni). Il bambino manifesta curiosità circa l’origine della vita, il sesso e la morte: inizia a maturare la consapevolezza della ciclicità della vita.
- Paure legate all’immagine di sé, al corpo che cambia, al giudizio degli altri (adolescenza).
- Paure sociali: timori condizionati dall’educazione e quindi frutto della relazione con i genitori e con gli educatori.
COSA FARE?
- Le paure dei bambini vanno accolte e ascoltate con cura e mai ridicolizzate: devono sentire di non essere soli nella lotta contro quanto temuto.
- Le paure dei bambini vanno usate per aiutarli a capire e valutare le conseguenze dannose dei loro comportamenti e non come arma per farli crescere (“Se farai i capricci ti porterà via il fantasma formaggino”).
- Permettere al bambino di avere paura. Frasi come “Non avere paura” o “Non fare il fifone” alimentano l’idea di essere sbagliato e di non poter esprimere le proprie emozioni.
- Si deve valorizzare la fiducia in sé stessi per far sentire al bambino di essere in grado di affrontare le proprie paure.
- Le paure dei genitori possono diventare le paure del bambino: a volte l’ansia e la preoccupazione dei genitori vengono interiorizzate dal bambino, aumentando la sua agitazione e la sua angoscia.
Ci sono quindi delle paure tipiche della fascia d’età in cui si trova il bambino e paure non tipiche. Prestiamo attenzione soprattutto quando l’intensità dell’angoscia raggiunge livelli tali da rappresentare un limite nel normale svolgimento delle attività quotidiane o nella costruzione della rete sociale.
Anna Oliverio Ferraris (2013). Psicologia della paura. Milano: Giunti.