
Il Lutto
“Il grande dolore, che ci provoca la morte di un buon conoscente ed amico deriva dalla consapevolezza che,
in ogni individuo v’è qualcosa che è solo suo, e che va perduto per sempre”
Arthur Schopenhauer
CHE COS’È IL LUTTO?
Il termine lutto, deriva dal latino “lungere”, piangere e viene definito come “uno stato psicologico conseguente alla perdita di un oggetto significativo, che ha fatto parte integrante dell’esistenza. La perdita può essere di un oggetto esterno, come la morte di una persona o interno, come la perdita della propria immagine sociale, un fallimento personale” (Galimberti, 1999).
Il lutto non si riferisce quindi solamente alla morte di una persona in generale, ma a tutte le esperienze di perdita: perdita del lavoro, della casa, nelle separazioni la perdita del proprio status di marito/moglie, nella malattia la perdita di parti fisiche del proprio corpo (…).
La morte di una persona cara è un evento estremamente doloroso che travolge la vita di chi rimane. Chi vive questo momento si trova a provare emozioni anche molto forti e dolorose come rabbia, tristezza, senso di colpa e impotenza. Quando muore una persona cara, perdiamo una parte di noi: la nostra identità e la nostra quotidianità hanno bisogno di ritrovare un nuovo equilibrio.
Ci sono dei fattori che influenzano il tipo di reazione alla perdita di una persona cara e sono:
- Le circostanze che hanno portato alla morte
- La prevedibilità di quanto avvenuto
- Le risorse del contesto sociale: famiglia, amici, lavoro
- Le caratteristiche personali di chi subisce il lutto: l’età, il ruolo all’interno della famiglia, il grado di parentela, le caratteristiche di personalità
- La qualità e il tipo di rapporto che legava le due persone
COSA ACCADE QUANDO PERDIAMO UNA PERSONA CARA?
La psichiatra Kübler- Ross ha individuato 5 fasi di elaborazione del lutto che non sono da considerarsi in ordine cronologico e che non devono risolversi in tempi definiti; ogni persona infatti può sperimentare vissuti differenti ed affrontare la morte in modo diverso.
Fase della negazione. La persona vive sentimenti di incredulità, scoppi di pianto, nega la realtà. È il momento del “No, no. Non può essere vero, non è possibile”.
Fase della rabbia. Emergono rabbia, aggressività, il dolore è talmente inaccettabile che si cerca un responsabile per la morte della persona cara. La rabbia può essere rivolta a sé stessi, alla persona scomparsa, a persone vicine o alla vita in generale.
Fase del patteggiamento o della negoziazione. Si reagisce all’impotenza ripensando a quello che è successo prima della morte e ci si focalizza su quello che si sarebbe potuto fare di diverso: si cerca di dare un senso, un perché a ciò che è accaduto.
Fase della depressione. Si entra in contatto con la realtà della perdita e col profondo senso di tristezza che ne deriva. Il ricordare e il parlare di quanto accaduto, aiuta a concretizzare la perdita e a diminuire il senso di negazione.
Fase dell’accettazione. Si inizia ad accettare e vivere con la consapevolezza che la persona non c’è più, con vissuti talvolta di rabbia e tristezza, a ridefinire la propria identità, il proprio ruolo e la propria vita in funzione della perdita.
Arriverà il tempo di lasciar andare la persona amata, nella consapevolezza di quanto abbia contribuito a formarci e di quanto continui a sopravvivere dentro di noi. Solo in questo modo sarà possibile investire nuovamente nella vita.
Kübler Ross, E. (2002). La morte e la vita dopo la morte. Roma: Edizioni Mediterranee.